Il pain torsade. Il pane avvitato che si ama e si fa amare.

Ne sono rimasta completamente stregata quando l’ho visto per la prima volta nel blog di Monique. Ma Monique avverte di trattarlo con amore. Ed è vero, perchè, sebbene la sua semplicità, non è un pane che può passare inosservato, chiuso nel portapane e tirato fuori per accompagnare una fetta di salame. E’ un pane da vetrina, è lui il protagonista della tavola. Non si impasta e già questo mi fa salire i brividini di piacere lungo la schiena, ma è la sua struttura che mi ha fatto completamente innamorare. Di solito quando si dà la forma al pane si fanno una serie di pieghe verso il centro, il pain torsade invece si avvita su se stesso, la sua maglia glutinica lo avvolge e sostiene, è un pane insomma che abbraccia se stesso e si ama. E’ molto morbido, leggero e profumato di semplicità. Insomma, non l’ho fatto per ringraziare Monique della sua disponibilità, gentilezza e dell’aiuto che mi sta dando in questa mia fase iniziale. Non l’ho fatto per elogiare la sua freschezza, il suo talento e la sua determinazione. L’ho fatto perchè questo pane merita davvero e non vedevo l’ora di pubblicarlo.

Nella ricetta c’è scritto di usare una misteriosa farina per trecce, che io non ho trovato (Monique abita in Svizzera). Seguendo il suggerimento della stessa blogger, ho usato metà  farina manitoba e metà farina “00”, riducendo la quantità di acqua a 180-200ml. Il punto cruciale della lavorazione è l’avvolgimento su se stesso. L’impasto è molto liquido, sono riuscita ad avvitarlo grazie all’aiuto di una spatola e della farina sparsa sulla carta da forno e sull’impasto stesso (senza esagerare altrimenti l’impasto si appesantisce). Non demordete! Se non vi riesce la prima volta mangerete comunque un’ottima ciabatta. Un’ultima nota: il sale. Da Roma in sù, mezzo cucchiaino va bene, da Roma in giù forse è un pò pochino. La riduzione di sale comunque secondo me, lo rende un ottimo pane adatto anche alla colazione. Io ho rispettato la sua natura e non me ne sono pentita affatto, anche se sono abituata a mangiare pani più salati.

Stasera, oltre a non avere impastato, non scrivo neanche la ricetta. Ma mi sento generosa e vi indirizzo qui.

Amatelo e amatevi.

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5 thoughts on “Il pain torsade. Il pane avvitato che si ama e si fa amare.

  1. Anche io sono affascinata dalle forme del pane e “il pain torsade” aspetta di essere provato.Mi è molto piaciuto e ho rfatto più volte il pane turco KATMER dal blog :”La maga delle spezie”, se ti va, dai uno sguardo. Pia

  2. Appena sfornato e già assaggiato! Lo so, lo so non si dovrebbe fare perchè non si assapora bene ma credetemi che mentre aspettavo che lievitasse, ho sentito come una ventata di energia positiva e mi è tornato il sorriso sulle labbra.. Il poter delle cose fatte con amore ha colpito ancora una volta 😉 Grazie a Monique e Grazie a Ida!

  3. ahaha!! ora capisco perchè tutta questa fretta di pubblicarlo: ti è venuto benissimo Ida e sono contentissima che hai usato la ricetta proprio nella maniera che mi auguravo.Vedrai quante volte lo rifarai ora: il mio in questo momento è a lievitare:-)

Esprimiti pure

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