Panini all’olio con pomodori secchi. L’effimero.

Una poesia di due versi sull’effimero. Una poesia che nasce e muore, nel giro di poche parole. Una poesia che racchiude il senso della breve vita della farfalla. Chissà prima o poi ci riuscirò. A meno che questa mia speranza non finisca per essere essa stessa effimera. I ricordi sono effimeri. Nel momento in cui ci vengono in mente, sono già passati. Siamo alla continua ricerca dell’infinito e dell’eterno, perchè ci hanno insegnato a non accontentarci delle cose provvisorie. Effimera è la felicità. Chi si accontenta gode. Le delusioni sono effimere. “Permanenza e durata non sono mai garantite a nulla, nemmeno al dolore”, sosteneva Marcel Proust. L’effimero, sostantivo dalla doppia natura. Condanna e consola.

Ci sono lacrime nella natura delle cose e la certezza dell’effimero ci tocca il cuore. (Virgilio)

Siamo esseri romantici. Non condanniamo l’effimero. Scopriamone il vero senso e godiamone.

Con il cervello totalmente in fumo, non essendo ancora una poetessa, vi lascio la ricetta di questi panini leggendariamente dall’effimera fragranza. Morbidissimi e leggerissimi (nel senso del peso). Ho colto l’attimo, rischiando l’ustione, e li ho assaggiati quasi appena sfornati. Per fare quest’esperienza o vi appostate davanti ad un forno alle prime luci dell’alba o ci provate comodamente a casa. Vi garantisco l’ottimo risultato della ricetta. Ma anche questa potrebbe essere un’effimera promessa.

Per circa 10 panini:

  • 500 gr di farina “00”
  • 200-220 ml di acqua
  • 50 gr di olio extravergine di oliva
  • 2 cucchiaini rasi di sale
  • 2 cucchiaini rasi di zucchero
  • mezza bustina di lievito di birra disidratato o mezzo cubetto di quello fresco
  • una decina di pomodori secchi sott’olio (opzionali)
  • acqua e olio quanto basta per spennellare

Setacciare la farina in una ciotola. Unire il lievito, se disidratato (quello fresco va sciolto in un pò di acqua tiepida, prelevandola dal quantitativo previsto dalla ricetta), lo zucchero, il sale (il sale non dovrebbe stare a contatto a lungo con il lievito, ma visto che aggiungeremo subito l’acqua, non fa molta differenza prima o dopo) e l’acqua a filo, sempre continuando a lavorare, fino ad ottenere un composto al limite dell’appiccicoso (a me sono bastati poco meno di 220 ml). Continuare ad impastare per una decina di minuti e aggiungere l’olio. Continuare a lavorare per un’altra decina di minuti. Il composto diventerà sempre più morbido. Se risulta troppo appiccicoso aggiungere un cucchiaio di farina setacciata. Aggiungere i pomodori secchi spezzettati e amalgamare. Una volta ottenuta una palla liscia e omogenea, coprire la ciotola con la pellicola per alimenti o con un canovaccio umido, porre in un luogo riparato ed attendere il raddoppio. Dividere l’impasto in dieci palline e, su una spianatoia leggermente infarinata, dare loro con i polpastrelli la forma di  rettangoli di 10×15 cm circa. Avvolgerli su se stessi e porli su una placca da forno ricoperta da quella meravigliosa invenzione che è la carta da forno, abbastanza distanziati (anche se lievitando si attaccano un pò, poco male, si staccheranno una volta cotti). Coprire con un canovaccio e far lievitare ancora un’oretta o fino a quando non appariranno belli gonfi. Preriscaldare il forno a 200° statico e porre alla base dello stesso una ciotola con un pò d’acqua, per creare un ambiente umido che favorisce la lievitazione in forno, evitando il formarsi immediato della crosticina. Spennellarli con un’emulsione di acqua e olio nelle stesse quantità (ossia sbattere acqua e olio con una forchetta, come si fa per la frittata) e infornare nella parte medio bassa. Sorvegliateli! Non devono bruciarsi. Appena cominciano a dorarsi, abbassare gradualmente il forno fino a 170°. Almeno con il mio forno devo fare così. Appena appariranno ben dorati, spegnere il forno e lasciar intiepidire con lo sportello socchiuso. Assaggiarli subito. Si sono conservati bene fino al giorno dopo. Hanno perso la fragranza, ma erano buoni lo stesso. Al limite ripassarli in forno per qualche minuto, ma non conviene (un fornetto è l’ideale).

Buona transitorietà a tutti!

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4 thoughts on “Panini all’olio con pomodori secchi. L’effimero.

  1. Io seguirò la tua effemira promessa e proverò a ustionarmi la bocca con i panini appena usciti dal forno. Di sicuro.
    Effimero, che dura solo un giorno, provvisorio, di passaggio: noi siamo di passaggio su questa terra ma non ce lo ricordiamo mai….. per fortuna
    grazie per questa riflessione cara Ida e buona giornata
    Sandra

    siamo di pass

  2. Uh si che meraviglia!
    Comunque ci accomuna anche la follia del non potersi trattenere di fronte a certe meraviglie seppur ancora bollenti.
    Bravissima come sempre!

  3. Si dice,se non ricordo male, che il miele era il cibo degli dei, credo cmq è sbagliato, è stato il pane cotto e fatto in tutte le maniere,un elemento cosi buono ma a cui molte persone fa paura farlo.E’ vero ,lo confesso intimorisce sempre.

  4. Non erano nemmeno usciti dal forno che li avevi già in bocca. Questa si chiama cucina effimera. Il tempo di riempirsi il naso di profumo, gli occhi del colore della crosticina e la bocca di pane. Un secondo, ma si è goduto. Mò questi te li rubo: sto cercando una ricetta di panino morbido ma non al latte. Magari ci cambio il ripieno, giusto per non far le gemelline in tutto:-) Buongiorno Ida!!! Dea della “effimera culinaria” ma “duratura amicizia”.

Esprimiti pure

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