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Torta essenziale di mele, arancia e mandorle relativamente light. Falla che è buona.

All’apice di un periodo personale burrascoso, nel momento di maggior disordine intorno a me, tra pacchi, mobili non più immobili in giro per casa in cerca di una posizione, odore di pittura, polvere ed estranei dipinti di bianco in cerca di caffè, ritrovo la mia serenità e ricomincio a sfornare torte. Sono la prova vivente che dal caos può nascere l’ordine. Piano piano eliminando il superfluo, pacchi di vecchi maglioni del liceo e trenta paia di jeans tutti uguali, pacchi di scarpe arcobaleno, pacchi di negatività, insomma “pacchi”, alleggerisco appartamento, pensieri e vita e ritrovo l’essenziale. Forse. No! Sì, ritrovo l’essenziale.

Torta di mele light  3

Farina, uova, zucchero e pacchi di mele. Una torta di mele ridotta ai minimi termini. Non una torta light senza burro, olio e grassi, ma una torta di mele quasi senza torta. Raccontando di lei e recitando i minimalisti ingredienti vi verrà spontaneo dire: ” Falla che è buona!”. Senza troppe spiegazioni.

Torta di mele light

 Ricetta per uno stampo da 20 cm di diametro:

  • 650 g di mele (io golden), circa tre
  • 100 g di farina 00
  • 90 g di zucchero
  • 100 ml di latte a temperatura ambiente (mezzo bicchiere)
  • 2 uova a temperatura ambiente
  • 2 cucchiaini di lievito per dolci
  • la buccia grattugiata e il succo di un’arancia (un bel tarocco)
  • un pizzico di sale
  • mandorle a lamelle

Preriscaldare il forno a 170° statico e rivestire lo stampo con la carta da cucina bagnata e strizzata. Sbucciare le mele, ridurle a cubetti e bagnarle con il succo dell’arancia. In una ciotola mescolare con cura lo zucchero, la buccia grattugiata dell’arancia, i tuorli, il sale, il latte e la farina ben setacciata con il lievito. Basta un mestolo di legno, ma se dovessero formarsi grumi consiglio di usare le fruste elettriche per rimediare. Aggiungere le mele e il succo dell’arancia. Con delicatezza incorporare gli albumi delle uova, montati a neve, con movimenti dal basso verso l’alto. Versare nello stampo, cospargere la superficie di mandorle e cuocere per 40 minuti nel ripiano più basso del forno. Vale sempre la prova stecchino. Sfornare e far raffreddare prima di staccarla dalla carta.

Con il benestare dell’imbianchino che ha gradito insieme al caffè.

Ben ritrovati.

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Food Blog Awards 2014 Malvarosa Edizioni. Ischia e l’insostenibile leggerezza di un premio.

Orgoglio, felicità ed euforia sono coperti da un velo sottile di imbarazzo. I premi mi fanno quest’effetto, un po’ come quel sentimento malinconico che ci prende ai compleanni. E’ colpa di quell’invadente e ingombrante lente d’ingrandimento che ti piomba all’improvviso sulla testa, quell’occhio gigantesco che ti scruta per cercare di capire che razza di essere vivente sei e tu sai che non lo capirà mai fino in fondo. Perche’ mi sento una formica deformata nelle sue dimensioni attraverso un mezzo ottico. E’ una contorta sensazione che nasce da chi sa quale problema mentale, di cui tutti, chi di più chi di meno, ne soffriamo. Eppure masochisticamente ogni tanto partecipo a qualche concorso. Preferirei perdere? No.

Per chi in questi giorni non era aldilà della lente, sto parlando del premio che il mio blog, insieme ad altri 22 blog divisi per categorie, ha vinto per la fotografia: la seconda edizione dei FOOD BLOG AWARDS indetto dalla casa editrice MALVAROSA, con il sostegno di Fratelli La Bufala, Pastificio Di Martino, Cantine Pietratorcia, Gran Gusto e Imperatore Travel. La MALVAgia casa editrice, che già nel nome porta l’origine dei miei malesseri, editore italiano di riferimento del cake decorating e del food, artefice di veri libri gioiello che, oltre ad arricchire la mia cucina con piatti del nostro Mediterraneo, arredano la mia casa, mi ha costretto a navigare fino a Ischia per godere del premio.

Ripiena di dimenidrinato, con la nuca calamitata al poggiatesta dell’aliscafo, in compagnia di Anna, redattrice della casa editrice, angelo custode che ha alleggerito con calma e dolcezza la mia ansia, dopo poche onde mi sono ritrovata qui:

Terme manzi Hotel

al TERME MANZI HOTEL, presso Casamicciola terme (Ischia),

Collage4 insieme a loro,

senza titolo-0707appassionate e terribili blogger che ho avuto il piacere di conoscere in questa occasione. Sono solo una parte delle vincitrici. Le altre si aggiravano perplesse ammirando l’originale arredamento della struttura. Dal classico all’orientale, l’oggettistica e l’architettura interna ci parlano della storia dell’isola, attraverso i simboli delle sue dominazioni e dei personaggi illustri di passaggio.

Collage5Terme Manzi Hotel

Terme Manzi Hotel

Il relais, ahime’, era solo un passaggio per le sacre cucine del ristorante Il Mosaico, teatro del Grand Chef Nino Di Costanzo. Il cuore del premio.

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Siamo state incoronate cuoche per due ore di cooking class dallo Chef in persona, sorridente e rassegnato all’invasione di gruppo.

FBA Ischia 2014_Ida Cancro(Foto di gruppo di Massimo Verde)

Le note dei suoi spartiti, dettati da una mente follemente lucida (famosa la sua pasta e patate con 22 tipi di formato diverso di pasta di Gragnano e 3 tipi di patate), le singole componenti delle sue creazioni, vengono eseguite scrupolosamente dalla sua brigata e negli occhi dei cuochi si legge l’orgoglio di far parte di quell’orchestra. Sembra quasi che giocano mentre trasformano le materie prime di alta qualità in piccole opere architettoniche.

fba rid2-001(cilindri di branzino)
senza titolo-0915-2 (patate vetrificate)

Noi siamo state seguite nella preparazione dei ravioli alla caprese, la cui sfoglia si ricava da un impasto di farina cotta nell’acqua bollente e strutto, ripieni di ricotta di bufala mantecata con la maggiorana, conditi con un sugo di pomodorini ciliegini e datterini sapientemente bilanciati e rifiniti con una salsa al basilico. Una semplice goduria.

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Con il gambero al mandarino e ricottina di bufala abbiamo avuto l’onore di impegnare le nostre mani nell’esecuzione di una piccola scultura dello Chef. Il profumo della salsa ricavata dalle bucce del mandarino, la selezione di oli e i piccoli coralli dei crostini di pane al nero di seppia sulla sfoglia di gambero crudo, sono una sintesi sensoriale del mare e della terra che ci nutre di prodotti di prima qualità.

Collage9 Collage14 senza titolo-0872-2In linea con gli insegnamenti ricevuti nella grande cucina, dopo aver assaggiato i piatti da noi preparati e altre delizie, la Malvarosa ha ben pensato di farci cuocere a bassa temperatura trasferendoci alle Terme del Negombo. Un giardino termale che si arrampica a balze intorno alla Baia San Montano, uno dei più antichi stanziamenti greci d’occidente. Qui si pensa abbia avuto origine la Magna Grecia.

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Piante provenienti da tutto il mondo custodiscono il suono dello scorrere delle acque. Nell’ 88 è stato riportato alle sue origini storiche dal paesaggista Ermanno Casasco, con un intervento umano nel pieno rispetto della sua naturalezza. Percorsi volutamente accidentati e non indicati conducono alle varie vasche di acque termali, ognuna con il suo carattere terapeutico. E’ stato rigenerante anche solo il perdersi in mezzo a quella vegetazione (anche perche’ avevo lasciato il costume in albergo).

E adesso silenzio.

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Collage19 Collage18 fba rid4 senza titolo-0964 (Trattoria Casa Colonica al Negombo)

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Leggenda narra che anche i nostri racconti di quest’esperienza saranno sottoposti a giudizio. Al mio manca qualcosina, visto che ho potuto godere solo di uno dei tre giorni vinti. Rimedio ringraziando la giuria:

il simpatico e affascinante professor Agostino Cattaneo, presidente di giuria, docente presso l’Università Bocconi di Milano;
Donatella Bernabò Silorata giornalista del gruppo Espresso La Repubblica;
Miriam Bonizzi responsabile dell’area blog di Malvarosa Edizioni;
Alessandra Scollo food blogger e autrice di “Le merende di Mamma Papera” che purtroppo non ho avuto il piacere di conoscere in quest’occasione;
la ormai mitica e leggendaria Vatinee Suvimol avvocato e food blogger che finalmente ho abbracciato;
Monica Zacchia direzione del TG5 e food blogger, bellissima;
Massimo Verde food editor di Malvarosa Edizioni ed esperto di comunicazione.
E lei, Rossella Guarracino, la direttrice della Malvarosa Edizione. La mente e il sorriso.

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(Curiosità: Abhaya mudra, il Buddha in piedi con una mano alzata, simboleggia l’offerta di protezione del Buddha ai suoi seguaci e la liberazione dalle paure, ovvero la rassicurazione)

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Gelo di cioccolato. (Budino senza latte, uova e gelatina (giusto per i motori di ricerca))

Settembre è terra di feste di varia natura a casa mia. Tre compleanni, anniversari di matrimonio (anni otto “speriamo di non fare il botto” festeggeremo io e il mio consorte) e onomastici sparsi. Quasi tutti festeggiamenti degni di una torta con candeline. Quindi ecco a voi un bel…. budino. Certo perché alla ricerca di varie basi e creme non troppo sofisticate e nemmeno monotone, mi sono imbattuta in lei: Alessandra. Conoscevo il “gelo di melone” siciliano, anche se non l’ho mai assaggiato, e la versione al cioccolato proposta da lei mi ha subito incuriosito. Avendo tutti gli ingredienti ho provato. E’ una di quelle ricette della serie: “Ma perché non c’ho mai pensato prima?”. E’ una crema che si regge in piedi, senza latte, senza uova, senza gelatina e con l’aggiunta di una noce di burro non ha niente da invidiare ad una comune crema pasticcera al cioccolato. Gelo di cioccolato 3 Gelo di cioccolato 2

Vi riporto la ricetta pari pari perché è perfetta così. Sempre da lei poi troverete dei suggerimenti su come accompagnarlo nonché l’origine della ricetta.

Con queste dosi ho riempito uno stampo da budino di 14 cm di diametro e una formina più piccola.

  • 500 ml di acqua
  • 150 g di zucchero
  • 50 g di amido di frumento (Frumina) (di solito si usa per il classico gelo al melone o al limone per conferire trasparenza e giusta cremosità, ma un qualsiasi altro amido può andare bene)
  • 50 g di cioccolato fondente
  • 30 g di cacao amaro

In un pentolino mischiate lo zucchero, l’amido e il cacao e versate l’acqua, poca alla volta, mescolando con un frustino a mano per evitare la formazione di grumi. Aggiungete il cioccolato a pezzettini e portate dolcemente ad ebollizione su fuoco basso. Appena la crema comincia ad addensarsi spegnete e riempite le formine. Consiglio di usare formine singole, perché la crema è vero che si regge in piedi ma non è “affettabile”. Fate raffreddare a temperatura ambiente e trasferite in frigo per tre, quattro ore, meglio una notte intera. Uso le formine in silicone e non ho problemi a sformare i dolci. Se usate quelle rigide, oliatele prima leggermente.

Auguri, auguri a tutti noi!