Orecchiette con fave fresche, pancetta e pecorino. Inauguriamo la rubrica “Fast and Furious”.

A volte manca il tempo. Che rabbia. A volte le idee. Che rabbia.

La pasta c’è sempre.

Orecchiette con fave fresche, pancetta e pecorino.

Per 4 persone:

  • 350 g di orecchiette fresche
  • 300 g di fave fresche sgranate e sbucciate
  • 100 g di pancetta o guanciale a dadini
  • 250 g di pomodori
  • 50 g di pecorino a scaglie (ho usato un semi stagionato sardo)
  • un cipollotto fresco
  • 5-6 foglie di basilico
  • 3-4 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • pepe o peperoncino
  • sale

Affettare finemente la cipolla e farla soffriggere nell’olio, insieme alla pancetta o al guanciale, per pochi istanti. Aggiungere le fave e far insaporire. Se le fave non sono tenerissime, aggiungere un mestolo d’acqua e far asciugare. Aggiungere i pomodori tagliati a dadini, salare leggermente e far saltare con il peperoncino o il pepe. Nel frattempo lessare le orecchiette, scolarle al dente e condirle con il sugo di fave. Aggiungere le scaglie di pecorino, il basilico tagliato grossolanamente con le mani e servire.

Ciao! Ciao!

Annunci

Patate novelle alla mediterranea. Banalità.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Patate, cipolla e pomodoro. Quando si propone una ricetta, una delle domande più assillanti che ci si pone è: ma è banale?? Perchè lo scopo, oltre a quello fondamentale di proporre una ricetta valida e precisa, è anche quello di stupire. Allora si comincia ad inventare una serie di storielle, per cercare di giustificare il piatto. Insomma a me viene il “panico da proposta”. La storiella di oggi, comincia da un profumo di patate e cipolle rosolate (ce l’avete presente? dai che è banale!), che ha richiamato uno ad uno in cucina tutti i membri della famiglia, compresa mia suocera che abita accanto. I tuberi destinati alla cena, si sono trasformati in merenda e non hanno conosciuto la ceramica del piatto. E’ stato un modo per incontrarci e mangiare tutti dalla stessa padella. Non sarà stato educativo, ma è stato un momento d’amore. L’avvenimento mi ha fatto riflettere sull’aggettivo banale. Il termine deriva dal latino bannum (legge), quindi si riferisce a qualcosa che è stato stabilito e che è diventato modo di fare, costume. Se da un lato, socialmente parlando, la banalità potrebbe diventare, e lo è stato, uno strumento terrificante tendente ad annullare le coscienze e a trasformarci in tanti robot asserviti al male, dall’altro lato se qualcosa è diventata ovvia e scontata, forse è perchè funziona bene, si addice al nostro modo di essere. Il concetto di banalità poi può essere anche qualcosa di soggettivo:  ciò che è banale per noi, può non esserlo per un altra persona. A chi risulta banale chiedo: quando hai mangiato l’ultima volta questo piatto?

Forse mi creo troppi problemi…

Per 4 persone :

  • 800 gr. di patate novelle (secondo mia cugina 1200 gr., ma voi seguite le mie dosi)
  • 1 cipolla rossa di Tropea
  • una decina di pomodorini
  • 5 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • erbette miste (timo, origano, maggiorana, finocchietto, rosmarino. Fresche sarebbe meglio, io ho usato quelle secche)

Lavare le patate e, senza sbucciarle, porle in una padella con tre cucchiai di olio, una tazza di acqua e sale quanto basta. Portarle quasi a cottura senza farle disfare, aggiungendo altra acqua se necessario (aggiungerne poco alla volta, si deve asciugare), e continuare a cuocerle facendole rosolare.

In un’altra padella  porre la cipolla, tagliata a fettine grossolane, con due cucchiai di olio e una tazzina di acqua. Far stufare e, appena cominciano a soffriggere, aggiungere i pomodorini tagliati a metà. Far rosolare per pochi secondi a fuoco vivace, cercando di non disfare i pomodorini che devono rimanere il più possibile sodi.

Aggiungere le patate nella padella contenente la cipolla e i pomodorini e amalgamare delicatamente. Cospargere di erbette e rosmarino fresco, lasciare insaporire e servire. Sono buoni tiepidi, ma anche freddi.

Buona giornata noiosa e banale!

L’usurpatore chapati con vitello marinato, peperoni, cipolla e salsa allo yogurt.

E’ sempre sorprendente scoprire come il semplice composto di acqua e farina possa assumere forme e usi così diversi tra loro. Il chapati è un tipico pane indiano, piatto e cotto su una pentola di ferro chiamata tawa, fatto con farina integrale, acqua e sale. A differenza di sua cugina, la più famosa pita, è senza lievito. L’acqua nell’impasto, grazie al calore, si trasforma in vapore formando tante bollicine e a volte gonfiando l’intero pane, creando così una tasca che può essere farcita. Va servito caldo, perchè raffreddandosi perde la sua consistenza diventando gommoso (io lo mangio anche freddo). Di solito accompagna piatti di legumi o verdure speziate, ma, dato che è facilmente piegabile, ho deciso di usarlo al posto della pita per avvolgere delle succulenti fettine di vitello tagliate a striscioline. La facile e veloce preparazione del chapati lo rende un ottimo sostituto del pane nei giorni in cui tutti i negozi sono chiusi, i vicini sono in vacanza, e noi abbiamo un’improvvisa voglia di fare la scarpetta nel piatto.

Per 5 chapati di 18- 20 cm di diametro:

  • 300 gr. di farina 00
  • 100 gr. di farina manitoba (non avevo quella integrale, ma il risultato è stato eccellente)
  • acqua quanto basta (a me sono bastati circa 180 ml)
  • un cucchiaino di sale

Setacciare la farina, unire il sale e l’acqua e impastare fino ad ottenere un composto liscio, omogeneo, umido ma non appiccicoso.

Dividerlo in 5 palline, della grandezza di un uovo, e stenderle con il matterello su una spianatoia, leggermente  infarinata , dandogli forma circolare.

Cuocerli per pochi minuti, uno alla volta, su una padella antiaderente (o piastra elettrica), possibilmente dal fondo spesso, preriscaldata, a fuoco medio alto. Rigirarli per 4-5 volte. Tolti dalla piastra impilarli uno sull’altro e coprirli con un canovaccio per tenerli al caldo. Servire caldi.

Per 5 chapati ripieni:

  • 400 gr. di fettine magre di vitello (o di più se si preferisce più carne)
  • 3 peperoni medi
  • 1 cipolla media
  • 250 gr. di yogurt greco intero
  • erbette miste per la marinatura della carne (rosmarino, origano, timo, salvia, alloro, prezzemolo, ginepro)
  • olio extravergine di oliva quanto basta
  • uno spicchio d’aglio
  • succo di limone
  • sale quanto basta
  • qualche foglia di lattuga
  • prezzemolo fresco tritato

Mettere a marinare la carne nel succo di limone diluito con un pò d’acqua, le erbette e 3-4 cucchiai di olio. Conservare in frigo per minimo un’ora. Ciò conferirà morbidezza e sapore alla carne.

Lavare i peperoni, togliere i filamenti bianchi interni, tagliarli a striscioline e farli soffriggere con un pò d’olio e la cipolla tagliata a fettine. Aggiungere un pò d’acqua e far terminare la cottura con un coperchio.

Preparare la salsa mescolando allo yogurt un filo d’olio, un pizzico di sale, qualche goccia di limone, lo spicchio d’aglio e prezzemolo tritato grossolanamente. Far insaporire in frigo.

A questo punto preparare i chapati.

Una volta pronti i chapati, togliere le fettine di carne dal frigo e farle cuocere su una piastra elettrica o in una padella antiaderente, preriscaldata, per pochissimi minuti, girandole una sola volta. Aggiungere il sale e tagliare a stiscioline.

Farcire i chapati adagiando al centro di essi, una o due foglie di lattuga, la carne, i peperoni e la salsa allo yogurt. Arrotolarli, avvolgendoli in un triangolo di carta forno e servire il più possibile caldi.

Insomma bisogna essere fast, very fast!

 

बॉन एपेतीत !!