“Caprese”con carciofi arrostiti. La volontà anevrotica.

Non riuscirò mai a cucinare un piatto degno dei giudici di Masterchef. Leggo, guardo e studio di tutto da anni ma il mio posto è il divano. Più imparo e più scopro di non sapere. Voglio sparire, lentamente inghiottita dalle nozioni, che non soddisferanno mai il mio sapere e il mio saper fare. E’sempre poco. Scrivere questo post è una violenza autoinflitta, forse avrei dovuto prima prendere una laurea in psichiatria. All’università non mi sarebbe mai saltato in testa di sedermi davanti ad un professore, senza prima aver chiacchierato un po’ con  Isaac Newton in persona. Quando scoprii che era morto, abbandonai. In quel preciso istante cancellai per sempre la mia parte nobile, la parte che avrebbe dovuto mettere a frutto umilmente gli investimenti fatti su di me. Nessuno mai è riuscito a spronarmi. Le parole di incoraggiamento, dure, amorevoli, i bei voti e i complimenti dei professori non hanno mai funzionato. Ero una pietra, lo sono tutt’ora. Assenza completa di sentimenti. Nella mia lotta contro me stessa, ho cercato le cause scatenanti di questo malessere immobilizzatore. Nessuna. Infanzia felice, genitori equilibrati, traumi nulli. La terapia però l’ho trovata. Un bel calcio in…nel sedere!

Il post non nasce a caso. Col cavolo l’avrei scritto! Me l’hanno suggerito le pagine nere, tristi, agghiaccianti delle adolescenti, e non solo, che periodicamente aggiornano i loro blog riportando le loro vittorie sulla bilancia. Sono loro che hanno trovato me, cibandosi ossessivamente di immagini. Temono un piatto di pasta più della morte. Si scambiano consigli su come perder peso e come mentire alle persone che stanno loro accanto. Alcune invocano l’anoressia come una salvezza. Esortano all’anoressia. Ho constatato che molti di questi blog, vengono oscurati dalla polizia postale. Cambiano nome e rispuntano sotto forma di nuove filosofie alimentari. Dai blog pro-Ana e pro-Mia, si passa alla Thinispiration. Nuovi forum blindati, vere e proprie sette devote alla dea Ana. Prove d’ingresso e braccialetti identificativi. Si danno forza a vicenda nella lotta contro il grasso, contro la carne. Alcuni blog danno l’impressione di essere solo urla di disperazione. Il fenomeno dei forum, assume invece un gusto più politico, dove il sintomo anoressico  diviene il fattore aggregante e distintivo. E’ logico pensare che in questo clima chi già soffre di un disturbo alimentare, possa aggravarsi, chi invece non ne è affetto, possa rimanerne coinvolto per emulazione. Le cause dei disturbi legati all’alimentazione, non sono chiare, come per quasi  tutti i disturbi psicologici. Nessuno di noi ne è immune. C’è un aspetto che mi ha colpito. Il totale autocontrollo che le persone affette da anoressia hanno nei confronti del cibo. Quasi invidiabile. Approfondendo un po’ l’argomento, ho scoperto che è errato attribuirlo alla forza di volontà. Bisogna fare una distinzione tra forza di volontà nevrotica e anevrotica. La forza di volontà anevrotica è quella che ci permette di raggiungere i nostri obiettivi senza ansia e stress. Una sua mancanza, unita al desiderio di raggiungere  obiettivi troppo ambiziosi e in breve tempo, scatena una serie di atteggiamenti poco equilibrati. Ci si arrende, nel mio caso, o ci si impone un ossessivo autocontrollo. In tutti e due i casi si rischia l’annullamento. Basta veramente poco a far scattare questo meccanismo nel cervello. Scrivo questo post, soprattutto rivolgendomi ai genitori ignari di questo fenomeno che sta avvenendo in rete. Ad una sana educazione alimentare, oggi bisogna unire una sana educazione all’uso di internet. Scrivo questo post anche per me. Per sfiorare certi temi, non bisogna essere per forza Freud. Vecchia Ida -1, nuova Ida 0.

Nei miei periodi di dieta dimagrante o di mantenimento, ad una cosa non potrei mai rinunciare: alla mozzarella. Di latte di bufala, intendo. La mia non è passione, ma un’estasi. Di solito non arriva a tavola. A volte non arriva nemmeno a casa. E’uno dei doni che amo ricevere, ma anche fare. Se proprio devo servirla nel piatto, mi piace farlo insieme ad un bel pomodoro. La caprese è uno dei piatti più semplici e soddisfacenti che conosca. Quando mancano i pomodori, mi consolo con i carciofi arrostiti.

Non scrivo le dosi, perché non è una vera e propria ricetta, ma un’idea. Di solito uso calcolare un paio di carciofi e 3-4 bocconcini di mozzarella a testa se decido di servirla come piatto unico, accompagnato con un fetta di pane, oppure un carciofo e 2 bocconcini se decido di servirla come secondo.

  • Carciofi
  • bocconcini o fette di mozzarella
  • olio extravergine di oliva quanto basta
  • sale
  • qualche rametto di timo e qualche foglia di menta (ma anche solo prezzemolo, o niente)
  • sale quanto basta

Privare i carciofi delle foglie esterne più dure, tagliarli in quattro e metterli in acqua acidulata con qualche goccia di limone, per non farli annerire. Sbollentarli per 2-3 minuti in acqua, scolarli, ungerli leggermente con un goccio di olio extravergine e grigliarli (piastra elettrica o in ghisa o brace). Tritare grossolanamente le erbette e emulsionarle con qualche cucchiaio di olio extravergine e il sale, in pratica sbattere il tutto con una forchetta. Affettare la mozzarella, o dividere in quarti i bocconcini, unirli ai carciofi, precedentemente fatti raffreddare e condire con l’emulsione. Consiglio di consumare questa “caprese” alternativa al momento. I carciofi dopo un po’ tendono ad acquisire un colore verde innaturale.

Buon sano appetito!

Ringrazio Valentina de “L’aroma del caffè” per avermi assegnato il primo posto al suo contest “La cucina del cuore”.

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Panini soffici allo yogurt, stracchino e verdure crude. Un anticonformista pinzimonio.

Le foto dei piatti le devo scattare entro le 13:00. Dopo quell’ora anche il cactus lancia gli s.o.s. Sole pieno vuol dire ombre dure, non si può. Dovrò attrezzarmi meglio, lo farò. Oggi però avevo a pranzo un’ invitata speciale, così speciale che si è prestata con molto entusiasmo a reggermi, con le sue lunghe e flessuose braccia, un telo per ricreare la tanto desiderata luce diffusa. Una collaborazione perfetta: io sono riuscita a scattare le mie foto e lei ha intensificato la sua già splendida abbronzatura ibizenca.

Erano giorni che volevo provare la ricetta dei panini allo yogurt, ma mi serviva un’ idea fresca e allegra per accompagnarli. Mi sono ricordata allora di un’ immagine che avevo visto in un sito della controversa regina del bon ton americana Martha Stewart, qui, e ho deciso di usare al posto della baguette i miei panini.

Soffici, soffici, con una deliziosa e sottile crosticina dorata.

Per 8 panini:

  • 250 gr. di farina manitoba
  • 75 gr. di yogurt bianco naturale
  • 7o gr. di latte intero
  • un cucchiaio abbondante di miele o di zucchero
  • 3 gr. di lievito di birra disidratato o 10 gr di quello fresco ( un pò meno di mezza bustina o un pò meno di mezzo cubetto, insomma)
  • un cucchiaino di sale
  • 20 gr. di burro

Setacciare la farina in una ciotola, unirvi tutti gli ingredienti, eccetto il burro. Se si usa il lievito di birra fresco, scioglierlo prima in una parte del latte indicato con un pò di zucchero o miele. Impastare per una decina di minuti, unire il burro a tocchetti morbido e continuare la lavorazione fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo, che si stacca dalle mani e dalla ciotola. Con queste dosi non ho avuto difficoltà, comunque vale la regola che se il composto è troppo molle bisogna aggiungere un pò di farina, altrimenti, se troppo duro, un filo di latte.

Fare un taglio a croce sull’ impasto (non è un gesto religioso o scaramantico, dovrebbe servire a favorire la lievitazione), coprire con un canovaccio umido o con la pellicola la ciotola e far lievitare, in un luogo riparato, fino al raddoppio. Il tempo dipende dalla temperatura del luogo.

A lievitazione avvenuta, dividere l’ impasto in otto palline, porle in una teglia coperta con carta da forno, e farle lievitare ancora una mezz’ oretta, o fin quando avranno aumentato il volume.

Nel frattempo preriscaldare il forno a 170°-180°, statico. Infornare i panini, precedentemente spennellati di latte, e far cuocere per una decina di minuti o fino a doratura.

Sono ottimi consumati subito dopo averli fatti raffreddare (su una gratella sollevata), ma anche conservati in frigo, in un contenitore ermetico o in una busta di plastica per alimenti, e passati un minuto nel fornetto o nel forno (no microonde) prima di mangiarli, ritrovano il profumo e la fragranza.

Oggi li ho utilizzati come coppette individuali per un pinzimonio alternativo, scavando un pò l’ interno e riempendoli di stracchino. Ovviamente si può usare un qualsiasi altro formaggio cremoso mescolato a pezzettini di olive, o a erbette, al pesto, al peperoncino, al pepe, al prosciutto tritato, ecc, ecc. E’ un antipasto o aperitivo simpatico, ma anche un modo, chissà, di avvicinare i più piccini al mondo spaventoso delle verdure crude.

Un saluto soffice, soffice a tutti!